Il futuro è l’ offline lab.

In Toscana è arrivato il caldo e con lui la voglia di stare all’aria aperta.

Io, che ho la fortuna di abitare in campagna, ho ricominciato le camminate immergendomi nella natura.

Spesso non vado sola ma con mia figlia che puntualmente resta sorpresa del fatto che le persone che incrociamo ci salutano senza conoscerci.

Perché qui da noi in Toscana vige la stessa regola che vale nelle Dolomiti quando si va a far tracking, chi incontri ti saluta. Una regola di buona educazione che fino a poco tempo fa esisteva in tutti i borghi italiani dove ti salutavano anche se non ti avevano mai visto. Ricordo benissimo, a questo proposito, che da ragazzina d’estate accompagnavamo mia nonna a trovare le Clarisse di Cortona e, per le vie del centro, mia mamma salutava tutti. Dato che da anni vivevamo a Manhattan, non capivo come facesse a conoscere tutta quella gente e lei mi spiegò che era il modo di fare nei piccoli paesi, non aveva idea di chi fossero ma era cortesia salutarli. Mi piacque moltissimo. A New York potevi pure svenire per strada e nessuno se ne sarebbe accorto, erano gli anni 80.

Oggi, nel 2024, a sorprendersi è stata mia figlia invece, quando per i sentieri di campagna ho salutato gente mai vista prima e le è piaciuto moltissimo ma le è sembrato strano. E sapete perché? Perché in autobus tutte le mattine incrocia gli stessi ragazzini ma nessuno saluta nessuno. Anzi secondo lei, se per caso accennasse un saluto la guarderebbero come una pazza perché “rivolgere parola a chi non conosci, non è una cosa che si fa” e se qualcuno lo facesse con lei, avrebbe paura, le sembrerebbe strano, insomma una roba da svitati.

Ovviamente questo vale anche in qualsiasi altra situazione in pubblico, dove ormai ognuno è proiettato dentro al proprio cellulare che è una protesi della mano e ha occhi solo per il suo schermo.

Siamo arrivati, grazie ai social media, a vivere una vita reale asociale fatta di persone fantasma che ci passano accanto tutti i giorni senza rivolgerci parola, ma siamo sicuri che è così che vogliamo vivere tutti ? I miei figli dicono che vorrebbero la nostra socialità: “quella che avevate voi prima dei cellulari”.

Quindi questa vita fatta di likes, follow e friends digitali non è poi tutto questo oro che luccica. Ci stanno dentro perché è l’unica vita che conoscono ma se solo qualcuno li aiutasse a staccare qualche ora dalla vita online e li portasse dentro una vita Offiline , fatta di persone che comunicano guardandosi in faccia, sorridendo, parlando con frasi intere e non con emoji e abbreviazioni tipo cmq, pk, nn, rip, lol o solo guardando video su Youtube, loro ne sarebbero contenti.

Proprio come è stato contento mio figlio qualche giorno fa che, arrivato alla fermata del bus, si è trovato davanti la stessa anziana signora la quale, vedendolo senza cuffiette per la prima volta, ha preso l‘occasione al volo e gli ha chiesto cosa studiasse per poi intavolarci una conversazione che è andata per le lunghe. Quando me lo ha riferito credevo la cosa gli fosse sembrata strana invece mi ha fatto capire che era stato bello, perché la signora gli “aveva fatto compagnia mentre aspettava il bus”.

In conclusione, figo il progresso ma non tanto, se ci porta gli uni lontani dagli altri. L’ uomo è un animale sociale, lo aveva capito Aristotele nel IV secolo a. C. e credo che mai come ora ci sia la necessità di ricominciare a socializzare senza filtri e effetti bellezza. Vi aspetto quindi all’ Offiline Lab di via de’ Cenci 8 ad Arezzo, dove si parla, si ride, ci si guarda in faccia e se volete si fa insieme la vostra Lalla’s.

Prima di salutarvi, questa settimana mi trovate al Lab martedi e mercoledi, poi sarò finalmente a Milano per il Fuori Salone . Ci vediamo lì offline!

Lalla

Salviamola noi la Bellezza

Giorni fa nelle storie di instagram ho chiesto se è la bellezza a salvare noi o se siamo noi a dover salvare lei, tutti hanno risposto che tocca a noi salvarla.

Stamani mi sono alzata prestissimo con un’emicrania violenta (strascichii di un febbraio da dimenticare subito…), non mi volevo impasticcare e ho deciso di uscire a camminare per farla passare così. A volte funziona…

Se non avessi avuto l’emicrania, mi sarei messa a lavorare, sicuro. Sono di quelle che non si fermano mai. Avevo dimenticato quanto sia importante perdersi nella natura, lei ci avvolge ma noi non la vediamo anzi la diamo quasi per scontata o la bistrattiamo. Quindi, nonostante il cielo grigio, i nuvoloni neri e una pioggerella primaverile, ho cominciato a camminare, avanti senza meta, finché mi sono ritrovata nel mezzo del risveglio della natura dopo l’inverno, immersa nella bellezza.

Ho scoperto gemme sbucare su rami che sembravano secchi , violette lungo il sentiero, elegantissimi narcisi qua e là , alberi di pesco in fiore , ho notato la bellezza di sfumature perfette che ancora una volta mi stupivano e mi emozionavano come se non avessi mai vissuto l’arrivo della primavera in vita mia.

La bellezza dobbiamo salvarla noi, per farlo dobbiamo vederla però, riconoscerla, preservarla, curarla e comportarci di conseguenza. Dobbiamo curare il pianeta, perché le violette possano vederle anche i nostri nipoti e perché vedendole possano stupirsi ogni primavera.

Ed è per salvaguardare la bellezza della Terra che Lalla’s non usa plastica, neanche nel packaging, crea a km zero e ricerca i materiali seguendo un’etica il più possibile ecofriendly . Se scegli un Lalla’s sai chi l’ha fatto e sai da dove viene.

Buona primavera a tutti.

Ci vediamo in giro, in Via de Cenci 8, Arezzo o su Instagram

ML

PS: l’emicrania è passata col pasticcone e poi 4 ore di sonno …ma la passeggiata è valsa la pena lo stesso.

https://www.instagram.com/lallasdesign/

dav_vivi

Dedicato a voi, Lallaspeople.

E’ tardi, la seconda domenica di Novembre sta terminando. Mentre la crostata è in forno, io mi metto a scrivere il pezzo di questo mese, un mese speciale, così speciale da non poterlo certo immaginare un mese fa.

Lalla’s da una settimana è diventato uno spazio aperto a tutti, non più solo atelier su appuntamento ma Lab e spazio creativo allo stesso tempo dove tutti possono accedere liberamente per scoprire cosa contiene oppure per creare il proprio gioiello personalizzato. Non è un negozio come si intende comunemente, il Lalla’s Lab è molto di più ma lo capirete solo quando vi ci troverete dentro.

E’ arredato con pezzi di vita vissuta, lo specchio da sartoria a tre ante di mia nonna , il mobile bar anni ’60 della zia di mamma, la piantana newyorkese anni ’80 dei miei, lo sgabello africano acquistato lungo una strada di Addis Abeba e altri pezzi creati o restaurati da me. E’ il luogo dove creo e racconto cosa creo, dove accomodarsi sul divano per fare due parole, dove divertirsi a scegliere le pietre per il proprio Lalla’s personalizzato oppure semplicemente rallentare il proprio correre quotidiano.

Lo spazio Lalla’s è il posto che voi Lallaspeople volevate da un po’ , in realtà appartiene a tutti voi e io sono abbastanza pazza da aver ceduto, ora però passate a trovarmi che sennò il divano si offende!

Per oggi è tutto, ci vediamo in via de’ Cenci 8 ad Arezzo e ….sarà meglio che controlli la crostata!

baci e abbracci, ML

https://www.instagram.com/lallasdesign/

La felicità

La scuola è finita, compresi gli esami di maturità, è arrivato il caldo, i giorni sono lunghi, i girasoli invadono i campi, la lavanda sparge il suo profumo, come ogni anno è arrivata l’estate ma diversamente dagli altri anni, questa estate sono tornate in massa le lucciole!

Giorni fa siamo andati a farci una passeggiata notturna intorno a casa (breve e con calma perché sono mezza zoppa, mannaggia… ) e siamo stati letteralmente circondati da centinaia di lucciole. Da qualche parte avevo letto che ormai il cambiamento climatico le aveva fatte secche. Invece non solo ci sono, ma non ne vedevo tante così dalla fine degli anni ’70 quando con mia madre le andavamo a prendere e le mettevamo nei barattoli di vetro, non so onestamente se fosse una mezza tortura per loro ma noi ci divertivamo poi a liberarle tutte insieme in balcone dopo averle osservate svolazzare per un po’ nel barattolo.

Adesso il fatto che siano tornate mi ha messo la felicità addosso e mi ha dato la speranza che non tutto sia perduto sul pianeta Terra. Tranquilli, a sto giro, niente barattolo e niente tortura per loro, solo pura felicità di camminarci in mezzo per me!

Perché la felicità è qualcosa di indefinito, che ti fa bruciare le viscere e ti accende gli occhi e poi il viso e ti fa vivere un’intensa sensazione di benessere momentaneo ma sublime.

Ecco è quello che ho provato in mezzo alle lucciole e vi auguro di provarlo quest’ estate magari per qualcosa di altrettanto piccolo ma decisamente spettacolare che vi farà vivere il vostro attimo di felicità.

Buona Estate a tutti !

ci si vede su Instagram https://www.instagram.com/lallasdesign/ o in giro , molto meglio !

ML

Marzo , il mio mese preferito

Come sempre avevo pensato a un argomento per questo pezzo di marzo , il mese delle donne oltre che il mio, che son nata il primo e volevo dedicarlo a noi, alla nostra libertà.

La libertà senza condizioni, libertà di essere, di fare, di pensare e di dire la nostra. La libertà che dovrebbe essere oggettiva ma poi è soggettiva e cambia a seconda del luogo dove ci troviamo perché come sempre siamo condizionati dagli altri o dalle usanze e tradizioni o dalle mode e dalla società dove viviamo o dalle paure reali e immaginarie.

Volevo scrivere della libertà che in Italia c’è sulla carta ma poi penso sia limitata nei fatti, perché molte donne si limitano da sole, prima ancora di provarci. Altre volte è riconosciuta a parole come diritto ma, poi sul posto di lavoro, se per caso resti incinta e pensi di usufruire del tuo diritto di stare a casa, te la fanno pagare quando torni perché trovi un tizio seduto alla tua ex scrivania e tu sei relegata ad un altro lavoro che ti fa così schifo da licenziarti.

Volevo scrivere della libertà di essere mamma e allo stesso tempo inseguire una passione lavorativa , libertà che poi va a sbattere sempre sulla stessa domanda : come cazzo fai a conciliare lavoro e famiglia? ( e la risposta sarebbe, nello stesso modo in cui li concilia l’ uomo!)

Volevo scrivere della libertà di vivere da sole , inseguendo un sogno, una passione e non necessariamente un marito.

Volevo scrivere che ci pensiamo libere, libere di essere chi e cosa vogliamo ma se per caso sei poco poco figa, devi dimostrare di essere tanto tanto capace per meritarti lo stesso stipendio di un uomo che fa il tuo lavoro essendo solo capace.

Insomma volevo scrivere che ci pensiamo libere ma lo siamo a delle condizioni, solo se ci adattiamo e ci riorganizziamo ogni volta che, per difendere la nostra libertà, abbiamo dovuto mollare qualcosa.

Volevo scrivere tutto ciò poi, però, qualcuno ha scritto “pensati libera” su una stola a Sanremo. Allora magari io mi sbaglio e basta pensarsi libera per esserlo davvero in questo paese. O no?

Ci vediamo a Pasqua. ML

Chic, sicuri e leggeri.

Non ho mai pensato che la moda “classica”, quella chic, fosse morta. Certo, quella degli ultimi anni l’ha snobbata volutamente, credendosi innovativa, moderna, democratica . Invece, come si è visto nelle ultime passerelle, il classico chic è più vivo che mai.

Infatti personalmente credo che lo chic , non sia mai andato fuori moda, lo chic vero, cioè non volgare ed opulento , non eccessivo e per forza irrispettoso, non abbondante e volutamente stuccoso. Perché chic è tutto il classico che naturalmente ti fa essere te stesso .

“Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è vestita impeccabilmente si nota la donna” diceva Coco Chanel , ecco cosa significa essere chic, riuscire a farsi ricordare per chi siamo e non per cosa indossiamo e sarà così se abbiamo scelto e combinato bene abito e accessori, dopo aver tolto il superfluo e l’inutile.

Credo che siamo nel momento storico giusto per dare valore all’essenziale che ci veste, basta con gli stilisti che vogliono stupirci e ostinatamente trascinarci fuori dalla nostra confort zone . Chi l’ha detto che dobbiamo starne fuori ?

E quindi perché non riportare in auge quei capi classici e ben fatti che spesso stanno chiusi in soffitte o armadi dimenticati, quei capi che i nostri genitori mettevano negli anni 60, 70, 80?

In questo periodo di certezze volatili e di ansia palpabile, il vecchio ci darebbe sicurezza e ci riporterebbe nella nostra confort zone dove la maggioranza di noi alla fine vuole stare . Tiriamo fuori gli abiti dal buio, quelli che non abbiamo mai gettato via perché sono stati fatti con tessuti di qualità , perché sono stati cuciti a mano, perché hanno i bottoni in madreperla vera e perché sembrano nuovi dopo decenni. Quindi ridiamo vita ai vestiti di nostra madre , o alle giacche di nostro padre , oppure a qualcosa di nostro dimenticato da anni. Lasciamo che il vecchio diventi nuovo solo con piccoli ritocchi e riportiamolo alla luce abbinandolo ad un accessorio e ad un gioiello moderno perché oltre che di sicurezza c’è un gran bisogno di leggerezza là fuori e dentro di noi.

Sulla mia pagina Instagram ho già pubblicato alcune foto dove indosso capi appartenuti ai miei, non lo so, magari è perché sono un’inguaribile romantica, ma quando indosso una maglia di mia madre o il cappotto di mio padre io mi sento al sicuro e, con uno dei miei Lalla’s al collo, pure leggera !

E voi , ne avete di classici nell’armadio ?

Le cose sospese.

Esattamente un anno fa , nel mio pezzo di gennaio , auguravo a tutti che il 2022 portasse luce e libertà dopo due anni bui fatti di divieti e restrizioni che ci hanno messo alla prova prima di tutto con noi stessi.

Allora com’ è andata ? vi siete riappropriati della vostra libertà , vi siete liberati delle cose sospese o ve le state trainando dietro ? perché se non lo avete fatto ve lo auguro per il 2023.

Per libertà intendo quella di pensiero, di essere ed esprimere se stessi , di dire no serenamente perché sapete che il sì sarebbe troppo comodo per il prossimo, la libertà di non esserci per chi vi ha sempre dato per scontati, la libertà di amare chi scegliete, la libertà di agire diversamente dagli altri nonostante siano i vostri colleghi, la libertà di scegliere con la propria testa, la libertà di non dare spiegazioni seguendo l’istinto, la libertà di non sentirsi in obbligo di fare un regalo a Natale , o gli auguri di buon anno a chi vi ha volutamente ignorato per tutto l’anno, la libertà di accettare un invito, di non resistere di fronte all’ignoto, di gettarsi in nuove esperienze, di chiudere per ricominciare ma soprattutto la libertà di non lasciare le cose sospese.

Ci vuole coraggio lo so ma ve lo auguro perché il nostro passaggio su questa terra è talmente fugace che l’unica consolazione è sapere che stiamo vivendo cercando di essere autentici , divenendo, ogni anno che passa, sempre più simili a noi stessi, perché quando meno ve lo aspettate il vostro io vi metterà di fronte a ciò che siete o siete stati e allora lì sarebbe devastante scoprire di aver vissuto essendo qualcun altro facendovi scorrere addosso la vita senza esserne i protagonisti e, ancora peggio, senza prendervi la responsabilità di fare luce su quel pesante miscuglio di malintesi che vi portate dietro da un anno all’altro, schiacciati da un vivere veloce che giustifica, vigliaccamente, il rimandare ad un momento futuro che non arriverà mai.

Solo se riuscite a far prevalere la vostra libertà , sarete invincibili, nulla potrà scalfire la vostra serenità e in qualunque momento dovesse concludersi il vostro passaggio terreno , sarete pronti per affrontare quello successivo senza lasciarvi dietro il fardello delle cose sospese mai chiarite.

Vi abbraccio e che il 2023 sia più leggero per tutti.

ML

Il senso dietro Lalla’s

Come già pubblicato nelle storie su Instagram dell’ultima settimana, vorrei ringraziare tutti coloro che seguono Lalla’s da poco. Oggi i followers sono diventati cruciali un po’ per tutti e senza dubbio lo sono per chi come me crea oggetti da indossare e ha instagram come vetrina . Chi fa questo lavoro sa bene che ogni giorno riceviamo offerte da ogni dove per aumentare a pagamento il numero dei seguaci. A me non interessa il numero però e questo non pare lo abbiano capito. Mi interessa invece che si capisca la storia che racconto attraverso Lalla’s e mi interessa che anche un solo nuovo follower sia una persona veramente incuriosita da ciò che creo e comunico. Io creo bellezza da indossare e credo che anche tramite gli oggetti si possa comunicare chi siamo e in cosa crediamo. Come sempre nella vita , si tratta di fare delle scelte, anche quando ci vestiamo. Allora voglio spiegare, a voi che siete qui da poco, il senso che sta alla base di Lallasdesign. Le mie creazioni sono gioielli eco-friendly dal design innovativo fatti a mano in Toscana . I materiali usati sono ricercati con attenzione da me : oro, argento, alluminio, vetro di Murano, ebano, osso, semi, pietre dure, vetro reciclato, gomma, legno, piume, feltro. Spesso rilavorati e sviluppati insieme agli artigiani italiani che collaborano con me dall’inizio di questo viaggio. L’unica costante  è  niente plastica neanche reciclata. Non sono “semplici” gioielli ma ornamenti per il corpo appartenenti alle linee Luce, Aria, Pianeti, Terra, Metallica, Spazio e Armonia che variano in sfumature, materiali o forme così come variano i gusti delle persone. I Lalla’s infatti si scelgono a seconda dello stato d’animo ed è questo il senso di scegliere Luce rispetto a Pianeti o Spazio. Pensati per chi un giorno si sente urban e sceglie Pianeti e quello dopo mette Metallica perché si sente  rock e quello dopo un po’ ethnic e si mette Terra. Per chi non si sveglia sempre con lo stesso umore e si veste secondo come si sveglia. Per chi  è  libero di scegliere senza farsi condizionare dalle imposizioni esterne della moda restando se stesso. Per chi crede nella circolarità dei materiali. Lalla’s è per chi vuole un gioiello moderno che da solo lo definisce elevando il suo stile. Ed è proprio qui la differenza tra i Lalla’s e tutto il resto, riuscire semplicemente con un pezzo ad esaltare lo stile che ognuno di voi ha già mentre restate Voi Stessi. Tutto questo nell’ottica del comprare meno e meglio, a vantaggio del nostro pianeta , del nostro armadio e del non spreco imparando a scegliere ciò che non ci annoierà mai col tempo , perché la moda passa e lo stile resta. Molti Lalla’s sono sia per Lei che per Lui, dai pendenti Terra o Metallica regolabili in lunghezza e quindi indossabili in più modi, ai variopinti gemelli in vetro di Murano adatti a definire sia camice maschili che femminili o alle maxi spille utili a tutti per fermare sciarpe e colli di giacche o solo per dare un tocco di colore ai vostri capi invernali. Le quantità sono e saranno sempre limitate per tanti motivi tra cui l’unicità spesso dei componenti ma non è certo limitata la mia creatività. Vi invito tutti al Lab di Arezzo l’8 dicembre per l’ OPEN DAY , un giorno in cui si potrà accedere senza appuntamento solo per curiosare.  Buona domenica, ci si vede su instagram o sullo shop e se siete in zona, al Lab!  ML https://www.instagram.com/lallasdesign/

Buon Ferragosto

Siamo a metà agosto, la data dello stop, del relax, dei concerti, delle città invase dai turisti e le spiagge piene d’italiani, delle fabbriche chiuse, delle autostrade intasate e delle dormite.

E’ il periodo delle vacanze, anzi Vacanze con la V maiuscola, quelle vere, quelle sacre, quelle in cui manco ci provi a cercare un idraulico che tanto è la settimana di Ferragosto…e a me preciso me ne servirebbe uno.

Ferragosto in Italia  è, in effetti, il momento in cui sei autorizzato a sparire per disintossicarti dallo stress quotidiano, tanto non ti cerca nessuno,  se non fai parte di quella percentuale di Italiani che a Ferragosto lavorano più che nel resto nell’anno. Loro possono sparire appena riprendono a lavorare tutti gli altri.

Ma siamo sicuri di riuscire a sparire e a liberarci dallo stress?

I miei genitori ,30 anni fa, riuscivano ,sicuramente più di me oggi, a farsi le vacanze in libertà. Nella casa del mare, tanto per cominciare, non avevano mai fatto mettere il telefono. Me lo ricordo bene perché per tutta l’estate per parlare col mio ragazzo mi dovevo fare un chilometro a piedi fino alla prima cabina telefonica senza avere neanche la certezza di sentirlo, nove volte su dieci facevo due chiacchiere con la madre sperando nel giorno dopo. 

I miei si facevano delle vere vacanze senza stress. La vita era semplificata. Nessuna chiamata telefonica, i parenti o amici della zona se volevano vederli li andavano a trovare sennò no.  La sera c’era l’ora del coprifuoco entro cui essere a casa e se non era rispettata erano cazzi, ricordo ancora mia madre in una lunga camicia da notte di seta chiara che le svolazzava alle caviglie, materializzarsi al cancello, tipo fantasma nella notte. Era scaduto il coprifuoco e io me ne stavo sul muretto lungomare davanti casa in dolce compagnia, mi presi prima un colpo e poi un ceffone. Avevo circa 18 anni, lui sparì per il resto dell’estate.

Per uscire con gli amici ci si salutava in spiaggia e poi si suonavano i campanelli più o meno dopo cena, ci si aspettava lungomare e se qualcun altro intanto passava si univa al gruppo. Mi sembra ieri quando mio fratello rispose al citofono al suo amico storico che gli chiese di me invece che uscire con lui. Era  tutto semplice, chiaro e diretto. Se per caso poi conoscevi qualcuno in spiaggia gli davi l’indirizzo e il cognome sul campanello.

Oggi è tutto un altro mondo, i telefonini sempre accesi . I ragazzi si messaggiano venti volte al giorno e se la ventunesima non appare la spunta blu di whatsapp nel giro di dieci secondi vanno tutti in paranoia. La libertà di sparire proprio non esiste! Google sa esattamente dove siamo e con chi siamo, dove abbiamo cenato ieri, che film si guarda stasera, quali amici ospitiamo, se ci fa male la testa o quanto dormiamo. Perché siamo noi a dirglielo.

Evitare parenti o pseudoamici diventa impossibile perché hanno visto sul web che tu sei arrivato dato che qualcuno ti ha taggato nella sua foto sotto l’ombrellone e tu manco lo sapevi.

Gli appuntamenti sono una roba del passato. Ce ne stiamo tutti insieme fino al tramonto in spiaggia e poi dopo cena duemila messaggi per mettersi d’accordo dove andare . Non si pensa più in anticipo, non si programma, tanto poi ci sentiamo dopo. Ma poi e’ tutto uno stress perche’ c’è chi ti lascia i vocali ma tu non puoi ascoltarli, chi visualizza e non risponde, chi preme invio ad ogni parola che digita e per leggerti una frase compiuta devi aspettare 25 invii/bi bip. La follia.

Se per caso conosci qualcuno , il cognome e l’indirizzo sono le ultime informazioni che dai. La prima è il profilo Instagram e se ti viene a trovare, mica gli mandi l’indirizzo, no, gli giri la posizione. Vuoi mettere , è molto più figo e soprattutto veloce e pratico.

Ed è proprio cosi’ che ci hanno accalappiato tutti, rendendo l’uso di questi aggeggi facile, gratuito e comprensibile anche da chi quando è nato non aveva manco la tv in casa . Tuttavia essere dei semplici utilizzatori di questi strumenti non vuol dire avere idea di come fanno a funzionare e finché non ce l’abbiamo forse potremmo evitare di dare a google ogni attimo delle nostre vite dandogli solo quelli che vogliamo che google sappia o diffonda per noi.

Basterebbe scattare foto senza back up di google foto, ma quanti lo fanno? Se un mio selfie va su google foto, in automatico sanno dove sono, con chi, come sono vestita, che borsa ho, da lì deducono i miei gusti e confermano cosa sanno già sulle mie capacità economiche tanto che mi arriva la pubblicità tarata sui miei interessi e gusti. Avendo accesso alla tastiera di Android, poi Google sa benissimo cosa digito, anche cosa cancello, cosa cerco su amazon o l’ultima volta che nella mia vita ho lasciato un vocale a mia madre.

Tutto questo capita anche in vacanza, perché google non si ferma a Ferragosto . Non possiamo sapere quali informazioni usano effettivamente e quali semplicemente archiviano , certo è che non abbiamo privacy perché una società privata ha accesso alla nostra vita in modo esclusivo e dettagliato più di quanto noi, per assurdo, possiamo avere.

In conclusione usare la propria testa resta sempre la prima opzione, spiegare ai ragazzi che quello che leggono su google non è sempre vero ma solo ciò che vuole diffondere. Certo è che la libertà è data dal conoscere, più ne sappiamo, più siamo liberi.

Non so se sia facile degooglizzare la nostra esistenza ma magari per 15 giorni di ferie evitare lo stress e riuscire a farci gli affari nostri non sarebbe male no?

Buon Ferragosto a tutti.

ML

Facciamoci una domanda

E’ tempo di scrivere e sono due ore che sto qui davanti al pc. Avevo buttato giu’ un pezzo sull’amicizia quella un po’ ipocrita di chi ti incontra dopo lungo tempo e ti saluta dicendoti “che fine hai fatto? non hai piu’ chiamato…” a cui io risponderei “beh manco tu, quindi siamo pari, vogliamo ripartire da qui ?” . Poi pero’ ho cancellato il tutto perche’ ho pensato che oggi, ai tempi dei social, “che fine hai fatto?” non te lo chiede piu’ nessuno , nemmeno quelli che non ti sentono da mesi perche’ comunque ti ‘seguono’ sui social e quindi al massimo ti direbbero con tono urtato “ho visto su Instagram che eri a Roma …ma non mi hai chiamato…” , oppure ti chiedono “come sta tua madre?” quando ormai sono tre anni che e’ morta ma tu, da asociale quale sei, non avevi scritto “buon viaggio mamma” su facebook perche’ per te quello e’ un social, non la tua vita privata .

E allora ho riflettuto che molti vivono solo sui social e noi per loro esistiamo solo li’. Poi se ci pensate bene, la pandemia ha peggiorato le cose e da 2 anni tanti sono spariti del tutto dalla nostra vita reale. Quindi mi sono detta “se non li ho sentiti per 2 anni, vuol dire che posso stare senza sentirli per altri 2, 4, 8 anni” e ho capito che devo fare come fanno i giapponesi con i vestiti, quelli che non mettono da piu’ di 2 anni, li buttano, li mettono via fuori da casa e cosi’ certe persone vanno lasciate fuori dalla nostra vita, tanto fuori ci sono gia’… Si tratta solo di esserne consapevoli.

Sembra una stupidata ma fare spazio fa bene, come quando in pandemia sono riuscita e dimezzare l’armadio di abiti inutili. La pulizia va fatta anche sui social pero’ perche’ l’effetto paradossale di questi e’ che tengono aggiornati i vostri amici su cio’ che fate tra storie e post autorizzandoli a non farsi vivi, tanto vi vedono li’, o come dice un mio amico, vi spiano regolarmente senza commentare o mettere likes. In effeti come vogliamo definire quelli che si vedono tutti i vostri post senza commentare o mettere almeno un cuoricino ma sono i primi a guardarsi le storie e stanno sempre online? Amici ?

Quindi fatevi una domanda : se non ci fossero i social cosa saprebbero i vostri amici di voi e voi di loro ? quando e’ che avete parlato con loro l’ultima volta? la verita’ e’ che potreste essere morti voi e pure loro e soprattutto che quello che sta sui social e’ solo una minima parte della vostra giornata (spero…). La vita e’ fatta di momenti belli e tristi da condividere solo con chi ne vale la pena. In poche parole meglio una telefonata sincera di un amico, che 2000 ‘Rip’ del cazzo nei commenti.

E adesso buona domenica, vi saluto che vado a teatro con le mie girls.

ML